Federazione Provinciale La Destra Pisa

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giovedì 5 novembre 2009

La Destra Pisa chiude i battenti



Posto il testo integrale della lettera inviata la partito con cui oggi, mi sono dimesso.

Con la presente nel significarvi la rassegna delle mie dimissioni, definitive ed irrevocabili, da dirigente nazionale, membro del CC, presidente provinciale ed iscritto de La Destra mi permetto di chiarire anche le profonde motivazioni che mi hanno portato a questa decisione, sofferta ma liberatoria.

La Destra, nata da una scissione da AN, nel definirsi un nuovo partito e non un partito nuovo, per differenziarsi dalla sua origine prometteva meritocrazia, il rispetto della storia e delle filosofie care al MSI ed alla destra sociale a differenza del partito di origine dove si privilegiava la vicinanza al capo rispetto alla meritocrazia, e la volontà di sciogliere il partito nel grande calderone del Pdl senza colpo ferire e rinnegando un passato oggi scomodo alle velleità del suo incontrastato capo.

Alla costituente venne sancito un patto, inerente la meritocrazia, con la base che in poco più di un anno è stato miseramente sconfessato. Persone valide sono state tenute ai margini nonostante i risultati mentre persone che cercavano e cercano solo una ricollocazione personale sono salite o sono rimaste ai vertici del partito stesso.

Non si giustifica altrimenti la gestione della situazione Toscana. La Toscana vanta un coordinatore regionale che nonostante abbia palesemente dimostrato la sua inadeguatezza al ruolo e sia stato criticato dalla maggioranza degli iscritti e dei dirigenti è rimasto in carica a dispetto di tutto e di tutti. Il segretario nazionale, prontamente informato, non ha mai negato gli addebiti che venivano imputati al coordinatore della Toscana ma ha sempre chiesto tempo viste le continue emergenze elettorali che La Destra ha voluto affrontare. L’ultima promessa è datata 8 giugno. Il segretario avrebbe risolto la questione toscana risolvendo definitivamente l’inadeguatezza e portando con un commissario il partito al congresso. Ennesima promessa non mantenuta.

I congressi sono un’altra questione che ha portato alla mia decisione. In un partito nato anche per privilegiare la meritocrazia al congresso nazionale ci siamo ritrovati a non poter votare per i componenti del CC visto che il regolamento del congresso stesso è stato variato il sabato per la domenica. Io ho provato a chiedere ed a far capire con una mozione che sarebbe stato utile far votare i delegati, ma richiamato alla responsabilità e con la promessa che la commissione statuto avrebbe subitaneamente messo all’ordine del giorno la questione ho accettato di non far votare la mozione. Ovviamente ad oggi non si hanno notizie di riunioni della commissione statuto. I membri CC nella stragrande maggioranza sono stati scelti solo per blindare i regionali nelle future assise regionali sempre a discapito della mai attuata democrazia interna.

La linea politica è un altro punto focale che ha portato alla mia decisione. Il partito ha affrontato le politiche, le regionali nel Trentino, le regionali in Abruzzo, le regionali in Sardegna, le regionali in Sicilia, la tornata delle amministrative collegata con le elezioni europee dove è sempre risultato sconfitto e dove si è mosso in ordine sparso senza una linea politica definita. Sono seguiti anche dei commissariamenti per le federazioni non funzionali al progetto politico. In Toscana i provvedimenti hanno riguardato Firenze e Livorno, realtà che hanno presentato candidature e liste in ossequio all’unità d’area ma non hanno riguardato realtà come Siena dove le liste non sono state neanche presentate evidenziando, da parte del gruppo dirigente, la scelta di punire chi professa l’unità dell’area di destra come scelta politica.

Gruppo dirigente ( non eletto ma nominato dal segretario ) che si è talmente arroccato in se stesso che dopo le europee ha persino provato a negare una riunione del CC, prima convocata e poi sconvocata, per paura che le dimissioni del segretario potessero essere accettate, paura legittima visti i suddetti risultati, ma negando contestualmente anche una analisi del voto che dopo una tornata elettorale è perlomeno doverosa. L’attuale linea politica è volta esclusivamente alla disputa delle regionali del Lazio propedeutiche esclusivamente ad una ricollocazione del segretario al prossimo rimpasto di governo.

Il timore dettato dalla suddetta “linea politica” è stato rafforzato dalla visione del bilancio presentato all’ultima riunione del CC, dal cui studio, essendo in passivo, si evince che il partito è in stato di bancarotta. I fondi elettorali sono stati quasi totalmente incassati e spesi. Non ci sono fondi per continuare l’attività politica se non l’autofinanziamento. Evidenzio che il mancato acquisto di una sede nazionale, che per la situazione di bilancio sopraesposta rischia la chiusura, è chiaramente figlio della decisione di dotarsi di una struttura leggera che risulta chiaramente facile da chiudere. Il dubbio che il dotarsi di una struttura facile da chiudere sia propedeutico alla effettiva chiusura del partito è una domanda che lascio volentieri ai pochi che decideranno di rimanere. Per questo ed altri motivi che ho già evidenziato al CC ho votato contro il bilancio. Voto che con sempre maggior forza riconosco e difendo come giusto e doveroso.

Quindi non riconoscendomi nella linea politica, nella gestione finanziaria e men che meno nella gestione delle risorse umane non mi resta che dimettermi da tutte le cariche ricoperte e da un partito che nel mio piccolo, con l’aiuto di un gruppo dirigente provinciale motivato e capace, ho portato ad essere, come risultati, tra le migliori 5 federazioni in Italia nonostante le indubbie difficoltà ambientali che ho dovuto contrastare.

La mia attività politica da oggi continuerà con Area Destra e mi vedrà impegnato a costruire l’unità d’area, avversata dalla dirigenza ma non dalla base de La Destra, per dare una casa a tutte quelle persone che in questo paese non si sentono di sinistra.

mercoledì 7 ottobre 2009

Nazione e Lavoro




L’approvazione a larghissima maggioranza del bilancio del partito, della mia relazione politica e dell’organigramma ci consentono finalmente di aggiustare la mira e far partire un’offerta di politica seria al Paese. Lo stesso dissenso del 3 per cento dei componenti del comitato centrale è comunque positivo, perché segna una discussione che non ha avuto incertezze e una volontà comune di partecipare alla costruzione di un progetto politico utile all’Italia.

Il partito si riorganizza con una grande campagna per il tesseramento che avrà il suo inizio formale il 31 ottobre, con appuntamenti organizzati dalle federazioni in tutta Italia per incentivare le adesioni a La Destra. La tessera avrà validità biennale, il costo sarà di appena 20 euro, di cui 15 saranno trasferiti alla struttura territoriale. L’appello ai segreteri provinciali e regionali – che riunirò poi nella prima settimana di dicembre - è a concentrarsi in maniera decisa su questa scadenza: se ogni provincia riuscisse a iscrivere mille persone, raggiungeremmo l’obiettivo di centoventimila iscritti. Non è un traguardo impossibile, se si lavora con metodo. E ne raccoglieremmo i frutti a primavera con candidati, rappresentanti di lista e sottoscrittori per le firme che serviranno a presentarci alle regionali e alle amministrative.

Presentiamoci fin da ora ai cittadini come il partito della nazione e del lavoro, che abbiamo impresso nelle nuove tessere. E lo faremo, proprio il 31 ottobre, quando ricorderemo un grande pensatore come Beppe Niccolai di cui in quella giornata cadrà il ventennale della scomparsa.
Saremo il partito dell’identità sociale, che delineeremo nei suoi contenuti il 7 e 8 novembre nella conferenza programmatica che terremo ad Orvieto, dove chiederemo a tutti un contributo di idee per realizzare il messaggio che una forza di destra deve saper lanciare all’Italia. C’è un mondo di idee antiche e nostre che è troppo sparpagliato: occorre che sia capace di unirsi verso l’avvenire e La Destra ambisce a diventarne la casa comune senza pregiudizi ma sapendo che la nostra politica deve essere proiettata in avanti e non indietro, per un’accorta politica di alleanze nell’Italia del voto utile….

Facciamolo conoscere questo partito che deve presentarsi fiero di sè alle regionali e alle amministrative: non devono fermarci né le difficoltà economiche né quelle rappresentate da odiosi sbarramenti. Anzi: nelle zone dove la partitocrazia imperante da una parte e dall’altra erige le barriere più elevate, maggiore impegno deve esserci per il proselitismo e il tesseramento. Questo sì dipende solo da noi ed è sufficiente a far capire a tutti la nostra forza.
Entro luglio, con i nuovi iscritti avremo anche i segretari regionali eletti dalla base, un altro impegno che manteniamo come esempio di democrazia che con il tempo che scorre si afferma nella crescita del nostro movimento politico.

Ambiamo a diventare un punto di riferimento per tantissimi italiani che hanno perso la rappresentanza delle idee della destra e sono disponibili a guardare a noi solo se ci presentiamo all’uscio di casa con la pulizia che caratterizza i nostri uomini e le nostre donne, la nostra gioventù, la nostra militanza.
Andiamo a proporre loro un patto per condurre insieme battaglie di rappresentanza e di denuncia sul senso dei valori dell’uomo, sulle questioni che riguardano il lavoro a partire dall’occupazione, dalle morti bianche, dal rapporto con le banche e con l’immigrazione. Spieghiamo a tutti che cosa vogliono dire signoraggio bancario come male assoluto e partecipazione dei lavoratori agli utili e alla gestione delle aziende come salvezza per la nostra economia.

Che vuole La Destra, vi chiederanno alla proposta di una tessera in cambio di 20 euro e gli risponderete che per noi il lavoro non è un costo di produzione, ma un bene sociale che deve affermare la dignità della persona; che lo Stato sociale serve a garantire pari opportunità per tutti a prescindere dal ceto sociale e che va sviluppato secondo meritocrazia; che la nostra identità nazionale nasce dal campanile, si sviluppa nel territorio, rigenera l’unità di un popolo; che il nemico è quel potere usurario utilizzato dal sistema finanziario e che l’alternativa si chiama funzione sociale del credito e della proprietà; che abbiamo un profondo senso dell’autonomia – che è libertà – in senso morale, culturale, politico, territoriale.

Questa è La Destra. Sta a noi spingerla verso la vittoria. E Nazione e Lavoro diventeranno un valore per un’intera comunità di buoni italiani.

Relazione CC Storace





Oggi, a Pomezia, riunione del Comitato centrale de La Destra, massimo organo del partito. Con questo incontro il gruppo dirigente de La Destra si rimette in marcia.
L’obiettivo è quello di individuare, attraverso una nuova organizzazione del partito, la strada giusta per affermare il messaggio etico e la proposta politica, in attesa della Conferenza programmatica nazionale che si terrà a novembre a Orvieto.

La forza del simbolo
Alle recenti Europee abbiamo messo in campo un’alleanza che non è stata compresa dagli elettori, necessaria per sfuggire alla tagliola della legge canaglia partorita prima delle elezioni con lo sbarramento. Non ce l’abbiamo fatta, ma avevamo il dovere di provarci.
Le amministrative hanno invece visto una buona resa del partito in molte province e va notato che si è registrato un livello percentuale del nostro simbolo, quando si è presentato da solo, superiore a quello mischiato con altre forze politiche di destra.

Italia confusa, maggioranza a rischio
In questa Italia facciamo fatica a far conoscere la nostra offerta di politica. E’ l’Italia di Berlusconi: da quindici anni la politica ruota attorno al leader del Pdl. E’ l’Italia in cui D’Alema nega di essere mai stato comunista, in cui Fini nega di essere mai stato fascista e vogliamo augurarci che almeno il Papa non neghi mai di essere cattolico… E’ un’Italia che appare insicura, se un ministro come Brunetta arriva ad evocare complotti. Ma probabilmente si tratta di un messaggio rivolto all’interno della coalizione, perché nessun potere forte riuscirebbe a buttar giù una maggioranza larga e compatta.
Questa maggioranza, in realtà, sconta un difetto di nascita e oggi molti dovrebbero chiederci scusa per l’inopinato diktat che portò alla nostra esclusione dalla coalizione che vinse le elezioni politiche del 2008. Se ci fosse stata una pattuglia di decine di deputati e senatori de La Destra, sia Fini che Bossi avrebbero contato molto meno al governo e avremmo rappresentato un fattore di equilibrio.

Spostare a destra l’asse del bipolarismo
Il nostro obiettivo non è rappresentato da una vocazione terzopolista. Il nostro compito è spostare a destra l’asse del bipolarismo italiano.
Certuni pensano che non abbiano senso le differenze tra destra e sinistra. Noi no.
Un’Italia più a destra non avrebbe avuto i dubbi di Fini sul testamento biologico, né le esitazioni governative sullo stop alla pillola abortiva e avrebbe affrontato con nettezza il tema del rapporto tra cittadini e banche.
Un’Italia di destra estenderebbe la partecipazione dei lavoratori anche alla gestione aziendale, non assisterebbe passivamente alla tragedia delle morti bianche e si scandalizzerebbe anche quando vittime di reato sono italiani per mano straniera.
Un’Italia di destra non avrebbe fatto silenzio di fronte alle compiacenze verso Gheddafi, avrebbe sbarrato ogni strada al solo tentativo di garantire il diritto di voto agli stranieri, avrebbe preteso serietà nella trattazione delle questioni internazionali.
Poco esaltante anche l’opposizione, con il Pd che, rimasto orfano del potere, mette a nudo le contraddizioni tipiche dei grandi apparati che nascono per fusione imposta.

Politica assente, il futuro è La Destra
Manca la politica, è assente ogni rappresentanza sociale. Le istituzioni, i partiti dell’arco parlamentare, vincono a turno le elezioni ma non interpretano i bisogni dei più deboli. E da qui dobbiamo ripartire, offrendo all’Italia una proposta di politica sociale che sia percepibile da tutti.

Dalla Conferenza programmatica che terremo ad Orvieto i prossimi 7 e 8 novembre dovrà emergere come tradurre in azione lineamenti di politica sociale che per noi sono dottrina e prassi costante.
Li ha individuati l’esecutivo politico di luglio nel documento Tilgher:
a) Concezione del lavoro come bene sociale svincolato dalla considerazione liberista di costo di produzione;
b) Creazione dello stato sociale come momento di pari opportunità per tutti con selezione meritocratica;
c) Nuova identità nazionale costruita sul campanile e sul legame con il territorio, per creare un nuovo senso di appartenenza e rigenerare l’ unità nazionale da rilanciare, con profondi contenuti etici e sociali, nell’ Europa dei popoli;
d) Eliminazione del potere usurario utilizzato dal sistema finanziario e riaffermazione della funzione sociale del credito e della proprietà;
e) Autonomia: morale, culturale, politica e territoriale.

Cinque punti che devono rappresentare la summa del pensiero della nuova destra italiana. Dovremo varare, in quella sede, un nuovo manifesto-appello agli italiani per la Patria del futuro.

Elezioni regionali e amministrative del 2010
Le elezioni regionali e amministrative si terranno a marzo 2010. Nel frattempo, il Pdl ha presentato in commissione alla Camera una proposta di legge che dice che in qualunque assemblea elettiva per partecipare al riparto dei seggi bisogna ottenere il 4% dei voti. E’ un disegno non solo antidemocratico e lesivo del pluralismo che si esprime anche in direzione delle forze minori come la nostra, ma appare oltraggioso anche nei confronti di movimenti che nascono e delle stesse aggregazioni civiche.
Anche nei consigli regionali si sta lavorando alla legge elettorale.
Il nostro atteggiamento dovrà mutare a seconda delle regole del gioco.
E’ necessaria quindi una delega all’esecutivo del partito per decidere l’atteggiamento da tenere alle regionali che chiedo con l’approvazione di questa mia relazione.

La questione non riguarda una sola regione. Se si pensa che la mia preoccupazione sia legata solo al Lazio, sono pronto anche a non candidarmi.
Decida il partito se la mia candidatura può servire o no a portare voti a La Destra. Se la lista che porta il mio nome serve o no alle regionali nel Lazio – a sostegno della lista de La Destra - lo decideranno i dirigenti locali, senza alcuna intromissione da parte mia.

Il partito, la sua organizzazione
Non c’è bisogno di correnti, di componenti, di miniapparati in un piccolo partito. E’ più utile una discussione pacata attorno agli obiettivi da raggiungere ed è quello che mi riprometto di fare con chi approverà questa relazione.
Nei prossimi giorni ultimeremo il lavoro di verifica delle responsabilità regionali e provinciali e partirà la stagione del tesseramento e dei congressi regionali. La tessera varrà due anni (scadenza al 31 dicembre 2010) e avrà uno slogan identitario: Nazione e lavoro.
Partiremo con il tesseramento, fissando al 31 ottobre (ventennale della scomparsa di Beppe Niccolai) la data per l’iscrizione 2009-2010 e al 20 maggio il termine ultimo.
Entro giugno si convocheranno i congressi provinciali per le elezioni dei delegati ai congressi regionali, da tenersi entro luglio.

Settore elettorale: si sta lavorando a quadro territoriale, modulistica, candidature, albi dei rappresentanti e dei sottoscrittori delle liste.
Comunicazione: è in preparazione un progetto per creare un portale del partito e mettere a punto la comunicazione via web radio/tv e la rassegna stampa quotidiana.
Enti locali: definite le priorità per gli eletti, in primis la radiografia delle migliaia di società partecipate presenti in tutto il Paese.
Nella prima settimana di dicembre convocherò l’assemblea dei segretari provinciali e quella degli amministratori locali, che dovremo censire e coinvolgere anche nella istituenda scuola di partito, chiamata a curare stile, linguaggio, progetto, amministrazione.

Battaglie politiche: referendum contro il canone Rai; delinquenti immigrati da rispedire nei loro Paesi; impegno a favore del lavoro. Abbiamo costituito il comitato promotore del Consiglio nazionale delle categorie per creare rapporti più intensi con i settori produttivi e più vessati.
Questione meridionale: nuovi obiettivi di denuncia e di proposta nella lotta a criminalità, corruzione diffusa, incapacità di spesa delle classi dirigenti.
Dobbiamo essere il partito che mette al centro della propria proposta economica la tragedia dei 40-50enni che perdono il lavoro e il dramma delle morti bianche.
Costruiremo una banca dati che faccia il censimento della spesa comunitaria, sulle occasioni perdute dall’Italia. Nostro fiore all’occhiello dovrà essere la proposta per la partecipazione alla proprietà del capitale su base volontaria e alla gestione delle aziende come la via per realizzare un nuovo modello di partecipazione anche nelle società pubbliche.
Accise, acque, risparmio energetico: lavoriamo a individuare quesiti referendari compatibili con la Costituzione della Repubblica.
Ambiente: saremo il partito antidiscarica. Sì allo svecchiamento del patrimonio edilizio.
Rilanceremo il presidenzialismo, mentre sul versante della sicurezza dovremo abituarci ad andare nei commissariati, nelle stazioni dei carabinieri, nelle caserme a manifestare sostegno alle forze dell’ordine e alle forze armate, per affermare una cultura di legalità come regola morale e praticata.
E poi volontariato e associazionismo, politiche per la famiglia, sostegno ai pensionati.


Riepilogo appuntamenti
31 ottobre: inizio tesseramento 2009-2010 e giornata di riflessione (a Roma) sul ventennale della scomparsa di Beppe Niccolai;
7 e 8 novembre: Conferenza programmatica (Orvieto);
Prima settimana di dicembre: convocazione assemblea segretari provinciali e amministratori locali;
20 maggio 2010: scadenza del tesseramento 2009-2010 (il 30 si tireranno le somme);
Entro giugno 2010: convocazione dei congressi provinciali per le elezioni dei delegati ai congressi regionali (da tenersi entro luglio);
31 dicembre 2010: scadenza della tessera (validità due anni).

domenica 13 settembre 2009

COMUNICATO AREA DESTRA CC 26 settembre





POGGIBONSI, 13 SETTEMBRE 2009

COMUNICATO AREA DESTRA

Si è tenuta la riunione dei militanti e dirigenti del partito La Destra aderenti alla corrente Area Destra indetta per discutere le tematiche connesse ai punti dell’ordine del giorno del Comitato Centrale convocato per il prossimo 26 settembre. I lavori si sono svolti nella consapevolezza della delicatezza del momento, delle diffuse difficoltà in cui da tempo si dibatte la base militante testimoniate da tutti gli intervenuti da diverse regioni e dell’importanza delle determinazioni che l’organo di indirizzo politico assumerà.

Area Destra ribadisce di voler operare per il bene del partito e di voler condurre la sua attività in piena sintonia con lo spirito della Costituente e dello Statuto, nell’intento di dare voce a tutte le diverse anime del movimento, ma che questo sarà possibile solo se si partirà da una concreta e reale applicazione delle regole, imprescindibile punto di partenza per programmare una efficace linea politica e creare una valida organizzazione capace di attuarla.

Nei prossimi giorni Area Destra renderà noto il documento contenente le mozioni e le proposte che andrà a presentare al CC sul sito www.areadestra.it

sabato 5 settembre 2009

LA DESTRA: SCUOLA DI PARTITO





Ripartire, partire di corsa. Creare un partito che regga agli urti che la situazione ci potrebbe creare, ma soprattutto creare una classe dirigente che parli all’unisono e spinga tutta nella stessa direzione. La Destra è una nave che regge e che va, ma può e deve andare meglio. Per questo serve lo sforzo e l’impegno di tutti. Due appuntamenti importanti ci aspettano in questo frangente: il Comitato Centrale di fine mese e la Conferenza programmatica del mese prossimo.

Il primo deve servire a ricucire e risanare le piccole divergenze e sbavature sorte in questi ultimi tempi per compattare quello che c’è, e questo richiede molta pazienza e un po’ di disponibilità da parte dei vertici e dei militanti. Il secondo deve tracciare la nuova rotta verso obiettivi concreti ed inimmaginabili, verso il sogno che diventa realtà, verso un futuro che parte da un allargamento dei consensi e delle adesioni, ma passa attraverso la revisione completa di tutto ciò che è stato fino ad oggi, per farci arrivare alle prossime elezioni politiche come interlocutori e contraddittori apprezzati dalle forze in campo: senza atteggiamenti preconcetti e senza preclusioni di sorta.

Il tutto dovrà passare attraverso quell’incidente di percorso che sono le elezioni regionali che, per la loro vicinanza, potrebbero essere utili solo per darci qualche amministratore locale. Qua va posta una particolare attenzione verso chi dovremo promuovere.

In questo contesto l’elemento centrale diventa la Scuola di partito: uno strumento essenziale per donare ai giovani le nostre esperienze, ma soprattutto indispensabile per forgiare quella classe dirigente che dovrà affrontare una lunga e dura scalata.

Lunga perché il tempo della politica non è uguale al tempo che misuriamo ogni giorno, ma è determinato da situazioni e circostanze particolari. Dura perché man mano che cresceremo, ci verranno frapposti duemila ostacoli, cercheranno di comprarci e corromperci, tenteranno di indirizzarci verso falsi obiettivi e soprattutto proveranno a deviarci dal nostro percorso.

Da queste considerazioni nasce la definizione dei requisiti necessari da insegnare ai nostri militanti e dirigenti, requisiti già presenti in loro ma che vanno rinvigoriti e soprattutto finalizzati.

La Scuola insegnerà come punto di partenza la dirittura morale. Il principale elemento di crisi della società in cui viviamo è dato proprio dal lassismo morale; i nostri uomini e le nostre donne dovranno rappresentare, non a parole ma nel loro modo di essere e di fare politica, l’antitesi di questa drammatica realtà, per far capire che un mondo diverso da quello in cui viviamo è possibile.

Particolare attenzione quindi sarà dedicata allo stile del nostro militante. A questo aggiungeremo una precisa e puntuale, ma sicuramente semplice, conoscenza del progetto del partito e del suo programma specifico, senza indugiare su reminiscenze storiche, che chi vuole può studiare per conto proprio a Scuola o a casa. Sarà poi utile capire come da un programma teorico possano venire fuori le parole d’ordine, gli slogan e le azioni pratiche di rappresentazione di quel programma. Per fare questo bisognerà iniziare a dare i primi rudimenti di tecnica della propaganda e di comunicazione. Importante sarà illustrare come una qualsiasi azione politica per essere costruita ha bisogno di informazioni il più corrette possibile. Quindi vanno conosciuti i più semplici strumenti di informazione non addomesticata. Internet è essenziale ma bisogna capire come destreggiarsi in mezzo a tanto ciarpame. Anche la stampa ufficiale può essere un ottimo strumento di informazione, sempre se si è capaci di leggere in mezzo alle righe. Alcuni moderni libri non necessariamente di controinformazione e la comunicazione costante tra di noi di ogni informazione possibile, sono ulteriori fonti da imparare ad utilizzare.

Questi sono alcuni degli scopi che la Scuola si prefigge.

Accanto a dei momenti di incontro con vere e proprie lezioni e la compilazioni di opportune dispense, ci saranno delle conferenze tematiche condotte da esperti di settore e prove pratiche di vario genere. Cercheremo, anche, per superare la difficoltà delle distanze, di utilizzare il mezzo telematico.

Nei pochi giorni dedicati alla costruzione di questa Scuola, abbiamo già conseguito degli ottimi risultati.

Stiamo dando vita ad un comitato scientifico cui hanno dato adesione alcuni eminenti docenti universitari tra cui il prof. Augusto Sinagra ed il prof Domenico Caccamo, la cura e la costruzione dei programmi sarà affidata al prof. Rodolfo Sideri, che si avvarrà dell’apporto di altre personalità e professionisti dei vari settori, l’organizzazione pratica della Scuola sarà affidata a Valeriano Tasca.

Come si vede un nucleo iniziale forte, capace e preparato, ma soprattutto affiatato e con le idee chiare.

E’ quello che ci vuole!

Il militante non solo deve conoscere, non solo deve saper scrivere e parlare, ma soprattutto deve saper costruire politica in assonanza con le altre componenti del partito anche da solo ed ovunque.

Bisogna che tutti sappiano essere motori di azione politica e che tutti siano riconoscibili per lo stile con cui si fanno le cose. Con questi presupposti potremo diventare grandi ed imbattibili

Proviamoci!


Adriano Tilgher