
Posto il testo integrale della lettera inviata la partito con cui oggi, mi sono dimesso.
Con la presente nel significarvi la rassegna delle mie dimissioni, definitive ed irrevocabili, da dirigente nazionale, membro del CC, presidente provinciale ed iscritto de La Destra mi permetto di chiarire anche le profonde motivazioni che mi hanno portato a questa decisione, sofferta ma liberatoria.
La Destra, nata da una scissione da AN, nel definirsi un nuovo partito e non un partito nuovo, per differenziarsi dalla sua origine prometteva meritocrazia, il rispetto della storia e delle filosofie care al MSI ed alla destra sociale a differenza del partito di origine dove si privilegiava la vicinanza al capo rispetto alla meritocrazia, e la volontà di sciogliere il partito nel grande calderone del Pdl senza colpo ferire e rinnegando un passato oggi scomodo alle velleità del suo incontrastato capo.
Alla costituente venne sancito un patto, inerente la meritocrazia, con la base che in poco più di un anno è stato miseramente sconfessato. Persone valide sono state tenute ai margini nonostante i risultati mentre persone che cercavano e cercano solo una ricollocazione personale sono salite o sono rimaste ai vertici del partito stesso.
Non si giustifica altrimenti la gestione della situazione Toscana. La Toscana vanta un coordinatore regionale che nonostante abbia palesemente dimostrato la sua inadeguatezza al ruolo e sia stato criticato dalla maggioranza degli iscritti e dei dirigenti è rimasto in carica a dispetto di tutto e di tutti. Il segretario nazionale, prontamente informato, non ha mai negato gli addebiti che venivano imputati al coordinatore della Toscana ma ha sempre chiesto tempo viste le continue emergenze elettorali che La Destra ha voluto affrontare. L’ultima promessa è datata 8 giugno. Il segretario avrebbe risolto la questione toscana risolvendo definitivamente l’inadeguatezza e portando con un commissario il partito al congresso. Ennesima promessa non mantenuta.
I congressi sono un’altra questione che ha portato alla mia decisione. In un partito nato anche per privilegiare la meritocrazia al congresso nazionale ci siamo ritrovati a non poter votare per i componenti del CC visto che il regolamento del congresso stesso è stato variato il sabato per la domenica. Io ho provato a chiedere ed a far capire con una mozione che sarebbe stato utile far votare i delegati, ma richiamato alla responsabilità e con la promessa che la commissione statuto avrebbe subitaneamente messo all’ordine del giorno la questione ho accettato di non far votare la mozione. Ovviamente ad oggi non si hanno notizie di riunioni della commissione statuto. I membri CC nella stragrande maggioranza sono stati scelti solo per blindare i regionali nelle future assise regionali sempre a discapito della mai attuata democrazia interna.
La linea politica è un altro punto focale che ha portato alla mia decisione. Il partito ha affrontato le politiche, le regionali nel Trentino, le regionali in Abruzzo, le regionali in Sardegna, le regionali in Sicilia, la tornata delle amministrative collegata con le elezioni europee dove è sempre risultato sconfitto e dove si è mosso in ordine sparso senza una linea politica definita. Sono seguiti anche dei commissariamenti per le federazioni non funzionali al progetto politico. In Toscana i provvedimenti hanno riguardato Firenze e Livorno, realtà che hanno presentato candidature e liste in ossequio all’unità d’area ma non hanno riguardato realtà come Siena dove le liste non sono state neanche presentate evidenziando, da parte del gruppo dirigente, la scelta di punire chi professa l’unità dell’area di destra come scelta politica.
Gruppo dirigente ( non eletto ma nominato dal segretario ) che si è talmente arroccato in se stesso che dopo le europee ha persino provato a negare una riunione del CC, prima convocata e poi sconvocata, per paura che le dimissioni del segretario potessero essere accettate, paura legittima visti i suddetti risultati, ma negando contestualmente anche una analisi del voto che dopo una tornata elettorale è perlomeno doverosa. L’attuale linea politica è volta esclusivamente alla disputa delle regionali del Lazio propedeutiche esclusivamente ad una ricollocazione del segretario al prossimo rimpasto di governo.
Il timore dettato dalla suddetta “linea politica” è stato rafforzato dalla visione del bilancio presentato all’ultima riunione del CC, dal cui studio, essendo in passivo, si evince che il partito è in stato di bancarotta. I fondi elettorali sono stati quasi totalmente incassati e spesi. Non ci sono fondi per continuare l’attività politica se non l’autofinanziamento. Evidenzio che il mancato acquisto di una sede nazionale, che per la situazione di bilancio sopraesposta rischia la chiusura, è chiaramente figlio della decisione di dotarsi di una struttura leggera che risulta chiaramente facile da chiudere. Il dubbio che il dotarsi di una struttura facile da chiudere sia propedeutico alla effettiva chiusura del partito è una domanda che lascio volentieri ai pochi che decideranno di rimanere. Per questo ed altri motivi che ho già evidenziato al CC ho votato contro il bilancio. Voto che con sempre maggior forza riconosco e difendo come giusto e doveroso.
Quindi non riconoscendomi nella linea politica, nella gestione finanziaria e men che meno nella gestione delle risorse umane non mi resta che dimettermi da tutte le cariche ricoperte e da un partito che nel mio piccolo, con l’aiuto di un gruppo dirigente provinciale motivato e capace, ho portato ad essere, come risultati, tra le migliori 5 federazioni in Italia nonostante le indubbie difficoltà ambientali che ho dovuto contrastare.
La mia attività politica da oggi continuerà con Area Destra e mi vedrà impegnato a costruire l’unità d’area, avversata dalla dirigenza ma non dalla base de La Destra, per dare una casa a tutte quelle persone che in questo paese non si sentono di sinistra.








